Pensieri e Parole di Agostino Baracca (rubrica di M. Pataccini)

On 17/07/2013

Amici e fratelli, che ne pensate?

Sapete che svolgo attività di centro di ascolto in uno dei quartieri “terribili” di Roma…e vi racconto un fatto di qualche mese fa…tutto vero tranne i nomi naturalmente, che sono di fantasia….
Dunque al centro viene “Peppino”, ultrasettantacinquenne…ex ferrotranviere con problemi di salute….io gli sono utile perchè lo indirizzo dai miei ortopedici, facilito le prenotazioni di esami…ecc..ecc….Peppino vive solo, un divorzio alle spalle… è un po trascurato…camice sporche e logore…un particolare che mi colpisce sono le sue orecchie con peli neri lunghi…una barba mal fatta….insomma, un uomo solo in difficoltà….nello stesso periodo frequenta il centro una donna Angelina…sopra i settant’anni…con una storia di arresti domiciliari…in attesa di concludere la pena…. cosa accade?
Peppino e Angelina s’incontrano al centro… fanno amicizia…e poco dopo, vanno a vivere insieme a casa di lui……ma guarda che spettacolo….quando viene a trovarmi Peppino al centro…lo trovo pulito, ben sbarbato….oddio, sono scomparsi pure i peli dalle orecchie, emana un buon odore, camicie pulite…e un’aria da gran signore……mi fa: “Eh Maurè….ha da vede quanto se da da fa dentro casa Angelina….tutto pulito…ma lo sai che lava le lenzuola ogni tre giorni?….io je dico…è esagerato…io le lasciavo intere stagioni….pasti puntuali e la sera…tv e nanna”
Che cosa è accaduto? Messa di natale 2011….tutta la Caritas con tutti i nostri fratelli poveri….arriva in anticipo il sacerdote ( cammino neocatecumenale ) che dice….chi vuole confessarsi?….vedo Peppino che si precipita al confessionale……celebrata la Messa, distribuiti tutti i pacchi….Peppino mi viene vicino, triste, lacrimevole…: “a Maurè er prete non m’ha dato l’assoluzione e m’ha detto che non posso fa la comunione e che sto in peccato….perché Angelina sta a casa con me”…..quella che era una festa, per Peppinello è diventata ‘na tragedia…. dopo qualche tempo viene Angelina al centro….piange, è disperata….che è successo?: “m’ha buttato fori de casa….così…tutta corpa der prete…de quello che j’ha detto….”…e poi quando si presenta al centro Peppinello….aridaje…sporco, barba mal fatta…i peli delle orecchie in rapida ricrescita….: ” a Maurè….ma ho fatto bene a buttalla fori?…le sore (suore) hanno detto che se non lo facevo ero scomunicato da Dio e dagli uomini….hai capito Maurè!.” Conclusioni: io ho detto la mia con forza a Peppino e Angelina….il prete avrà immaginato che la sera invece di guardare la tv, questi ultrasettantenni, facevano sesso alla grande….io penso…magari avessero fatto sesso alla grande! Queste le storie vere che si incontrano…le vittime alle quali si mette un peso enorme sulle spalle….da visioni fanatiche della religione e della salvezza…..ma cedo la parola a voi…che ne sapete di più….

Mauro…triste

Nessun commento, Agostino Baracca

Sul vocabolario uggioso significa provocano noia. In effetti, ci sono giornate proprio così, in cui si ha un’attrazione fatale per il letto. Tutto il resto ti da noia. Non sono, per mia fortuna, un meteoropatico: non soffro cioè dei cambiamenti climatici. Ho già si tanti perché e percome che se avessi anche quello sarei proprio conciato per le feste. Ho poi un ricordo particolare dell’infanzia: di una ditta che prometteva una cifra iperbolica a chiunque fosse stato in grado d’inventare una macchina capace di far salire la nebbia dall’aeroporto di Milano, che a causa di quest’evento meteorologico doveva passare giornate intere di fermo. Si vede che ci ha pensato il buon Dio, perché non ci sono più quelle nebbie in cui ti perdevi e non vedevi dal naso alla bocca. Ricordo personaggi spettrali avvolti in mantelli e con cappello che a piedi percorrevano a stento le vie della mia campagna natia. Sono sparite. Così come sono sparite le nevicate abbondanti, quando si formavano, ai cigli delle strade, vere e proprie cavalle di neve. Per noi bambini erano un’attrazione fatale. Costruivamo i famosi pupazzi con tanto di scopa, cappello e pipa. Si vede che cominciano gli effetti d’un cambiamento meteorologico, perché quei fenomeni lì non si verificano più. Resta stampato nella mia mente il signor Barigazzi, nome che proferivamo allorquando a causa della nebbia ci infilavamo in un cortile sconosciuto; allora, alla richiesta di chi cercavamo, saltava sempre fuori quel cognome, Barigazzi, giusto per trovare una scusa. Non eri in grado di distinguere un albero da un palo della luce. Non si capiva, dove principiava e terminava un canale. Insomma era un mondo fantastico, avvolto nella bambagia. Quando poi s’aggiungeva l’imbrunire era uno spettacolo, restano tuttavia giorni in cui sembra che il letto sia dotato d’una calamita, e tu sia incapace di toglierti di dosso quel magnetismo. La vita è un fulmine ma ci sono dei pomeriggi che non passano mai, recita un proverbio montanaro. Quanta verità in quelle semplici parole. La misurazione del passar del tempo è strettamente correlata a quel che si sta facendo; se, per esempio, giochi a carte, il tempo ti vola via. Un altro aggiungeva: prova stare dieci minuti in attesa della tua morosa e prova a stare dieci minuti col sedere nudo su una stufa accesa e noti subito la differenza. Quale rimedio escogitano gli uomini per distogliersi dalla noia? Ognuno ne ha uno proprio in merito mentre c’è qualcuno che la subisce semplicemente. Io la combatto leggendo fino a quando gli occhi non ne possono più, poi cado anch’io vittima di questo dannato modo d’essere. Non esistono tecniche né modi speciali per vincerla, quando si affaccia l’hanno sempre vinta. Allora non resta altro da fare che subirla. Un po’ come la pioggia: è lei a decidere, non siamo certo in grado di porvi termine. Nella vita, certe cose, si possono solo sopportare, il massimo che c’è dato di fare è di adattarci. E provo una profonda pena per coloro che non vi riescono: che subiscono la differenza che passa tra una giornata assolata da una piovosa. Tuttavia restano le giornate uggiose, in cui nulla c’è dato fare.

Agostino Baracca

É il mestiere più difficile del mondo, ma il più bello: ti riempie d’orgoglio. Avere una continuità che può addirittura dar senso alla vita, è quanto di più piacevole un essere umano si può augurare. Io ne ho uno che fa il meccanico, un mestiere che definisco dignitoso. Ha ventitre anni, pochi ma sufficienti per farlo in società con altre due persone in un’officina avviata oltre trent’anni fa, che ha sei dipendenti. Ha fatto una carriera che definire brillante è un eufemismo. Dopo la maturità, ha concluso gli obbligatori tre anni d’apprendistato poi, dopo solo due mesi da operaio gl’hanno offerto di sostituire i soci che andavano in pensione. Hanno semplicemente attentamente valutato lo straordinario impegno che mette nel suo lavoro dovuto al fatto, indubbiamente, che ha per le autovetture una passione irresistibile. Gli affari vanno bene, come ci si può augurare. E desidero che le cose proseguano nel migliore dei modi, visto che se lo merita non foss’altro per il fatto che io, purtroppo, mi sono separato da mia moglie quando lui era in tenera età. Ho cercato in tutti i modi d’essergli vicino, tanto col sostegno economico quanto coi quotidiani contatti telefonici e le settimanali visite presso l’abitazione dei miei genitori. Dove lui, lo ricordo con affetto, scorrazzava nell’ampio cortile col motorino che gl’avevo regalato.

Indubitabilmente, ahimè, non sarò stato presente nei suoi momenti difficili, e di questo me ne rammarico. Tuttavia avere un figlio operoso e sobrio è per davvero una grazia ricevuta. E questo mi restituisce serenità. In un momento come quello attuale dove sono sempre maggiori i morti per droga, di cui ne è aumentato il consumo. Non so da quanto tempo l’uomo utilizzi queste sostanze. So solo che la domanda è in continuo aumento, e questo vorrà pur dire qualcosa. Oltre a ciò, ci si è messo l’alcool il cui consumo si perde nella notte dei tempi, ma che comincia a rovinare esistenze se non addirittura a fare dei morti. Nella vita ci si possono augurare tante cose, avere un figlio che ti riempie di soddisfazione penso sia una delle migliori. Si potrebbero aggiungere fiumi di parole, anche poetiche. Io mi fermo qui, sentendomene appagato. Non essendo io un poeta allego una poesia del mio carissimo amico Gino, e un bel disegno di Giovanni Corradini, mio amico di scorribande che purtroppo giace nel campo santo. Così ha voluto la sorte, ed ad essa non ci si può ribellare. Li dedico a lui, mio figlio.

Agostino Baracca

 

Portatemi

il sorriso delle genti

e il calore delle mani

sulle spalle

lo sguardo

caloroso di un amico

il palpito e l’ardore

del suo cuore.

Portatemi

un messaggio

di speranza!

in cambio

vi darò me stesso.

disegnocorradini

Lasciatemelo dire: povera Italia, ma dove andrà a finire? Oggi, Mercoledì diciannove Settembre duemiladodici, le nubi appaiono nere, anzi nerissime e opache come anche la FIAT produce. No, non fraintendetemi, la FIAT non fa le nuvole, bensì autovetture, che, chissà perché, non si vendono se non in minima parte. Vuoi vedere che ha ragione il mio carissimo amico dottor Enrico Barchi, quando convinto sostiene che Marchionne sa far di tutto fuor che vendere macchine? Per non parlare dell’ILVA di Taranto, quella sì che produce nuvole cancerogene, in barba agli aut aut della locale Procura della Repubblica. E che dire dei lavoratori del Sulcis? Siano essi minatori o produttori d’alluminio subiscono le medesime prospettive, cioè la perdita di posti di lavoro. E tanti, mannaggia. In una terra che non offre prospettive: la desertificazione reale e non figurata. Ma, mi chiedo io, è mai possibile che in questo benedetto Paese tutti cianciano, me compreso, e nessuno è in grado di formulare proposte degne di questo nome? Ma io, oggi, sono determinato a individuare responsabilità, bando le chiacchiere dei Bar, dei Giornali e Telegiornali. Ah, a proposito di TV, l’abbiamo scampata bella, almeno così pare. Perché Dio il settimo giorno si fermò a riposare, e il Cavaliere, non pago del pressoché totale monopolio delle TV in chiaro, ambiva a possedere La7. Ma si riposi, si riposi pure Unto dal Signore… scusate l’inciso, ma a me certe cose mi scappano. Torno al mio intento di formulare una proposta, minima minima, ma che sia in grado di non farmi sentire mero spettatore d’un dramma. La farò prendendo a prestito le parole di Fabrizio De Andrè: Se ti tagliassero a pezzetti, il vento li raccoglierebbe: il regno dei ragni cucirebbe la pelle. E la luna tesserebbe i capelli e il viso, e il polline di Dio, di Dio il sorriso. Lo so, lo so: vi state chiedendo perché uso quest’immagine poetica e ad un tempo crudele. E’ presto detto: sono contrario ai monopoli, di qualunque specie o natura. Eppure in Italia – formalmente o mistificati – ne abbiamo più d’uno. Ora, io non so cosa si diranno Sabato l’Onorevole Mario Monti ed il dottor Marchionne. Tuttavia azzardo l’ipotesi che si parli di tagli anziché smembramenti. Io non ho mai posseduto una FIAT, perché non mi sono mai piaciute e anche adesso non sono certo l’unico a dire che il loro parco macchine è obsoleto, la Panda fa schifo, la Punto è logora e la cinquecento è carina ma carissima. Gli altri marchi seguono a ruota. Insomma, quando c’è un pensiero unico o è giusto, nel qual caso le cose vanno bene, o è sbagliato e succede quello che abbiamo sotto gl’occhi. Orbene, non venite a dirmi che è grazie alla Chraisler che si salva la FIAT. Se Obama non avesse sganciato una valanga di quattrini e se i sindacati americani si fossero opposti al fatto che i nuovi occupati percepiscono uno stipendio pari alla metà dei loro predecessori, le cose andrebbero diversamente, molto diversamente. Dove voglio arrivare? A tagliare a pezzetti e gli operai il regno dei ragni tesserebbe la pelle. No, tranquilli non sto parlando di comunismo e neppure di socialismo reale, piuttosto penso a una gestione partecipata. Basta vedere dei bambini giocare per comprendere che la proprietà privata è una necessità fisiologica: quel ciucio è il mio, quella è la mia macchina, e via dicendo. Io però sostengo altrettanto risolutamente che la proprietà privata debba essere limitata. Esistono uomini oltraggiosamente ricchi e milioni di persone disperatamente povere. Alla luce di questo mio modesto modo di vedere le cose, mi sento di dire che Domenica, aprendo i giornali, sarei felice di leggere che si diminuiscono le tasse sullo stipendio degli operai che, a loro volta, destinano quella cifra alla ricerca. Allo scopo d’ottenere modelli migliori. Con un azionariato diffuso. Vedete, da un po’ di tempo ripeto con mio figlio che di mestiere fa il meccanico, che non si vedono più macchine vecchie in giro. E lui non può che confermare, però aggiunge che le cose belle – al giusto prezzo – ci sono ancora.

 

Agostino Baracca

 

 

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